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mercoledì 18 ottobre 2017

L'affaire Visco: chi è senza Maastricht scagli la prima pietra.

(...da Charlie Brown, che... ve lo ricordate? Sicuri? Posso evitare di specificarlo? Dai, facciamo finta che sia possibile evitare di dire l'ovvio... anzi, no: per sicurezza, almeno una volta diciamolo: da Charlie Brown, che non sono io - ma è l'autore della seconda miglior rassegna stampa su Twitter dopo quella di Giuse - ricevo un contributo sul tema della crisi bancaria che mi affretto a condividere con voi. Mai come in queste circostanze è opportuno che le foglie non nascondano l'albero...)




La messa alla berlina del governatore Visco ad opera della maggioranza piddina rappresenta un patetico scaricabarile politico.

Ma tale modus paraculandi può forse dar spunto ad una riflessione più strutturale.

Bankitalia non vigilava adeguatamente? Consob neppure? Chi, onestamente, può dire il contrario? Le carte cantano! (E grazie ad una commissione d'inchiesta così "imparziale" le carte canteranno ancor di più, benché intonando sempre la stessa melodia.)

Ma pensiamo davvero che Visco e Fazio fossero degli incompetenti, dei dilettanti? Se così fosse, la loro nomina ad opera della classe dirigente che ancora oggi si ripropone come insostituibile oligarchia dovrebbe suscitare alcune domande anche nell'elettore più superficiale.

Forse la causa di tante "sviste" ad opera degli organismi di controllo esterni ed interni alle banche italiane era imputabile non all'umana pochezza ma ad un’altra causa: ad un vincolo esterno. Più precisamente a un chiaro ed inequivocabile ordine di scuderia emanato da Leuropa. Un ordine al quale tutti, ma proprio tutti, dai vertici BCE fin al più passivo sindaco e revisore della più piccola banca territoriale de Laperiferia de Leuropa doveva sottostare: non intralciare l'enorme arbitraggio finanziario reso possibile dal trattato di Maastricht e dall'unione monetaria.

Arbitraggio? Sì, arbitraggio: così si chiama prendere a prestito nel nucleo e prestare con spread ai mal-investitori della periferia senza subire rischi di cambio e senza alcun controllo sui movimenti dei capitali. Una colossale macchina da soldi, la cui già enorme potenza era ulteriormente amplificata dal mercato dei derivati, grazie al quale si diluivano i rischi di credito nell'oceano degli ignari e polverizzati investitori globali.

Alberto parla di droga, e mai metafora fu più calzante. Come nel narcotraffico fisico, nel narcotraffico finanziario tutti si sono sporcati le mani: i coltivatori (ingegneri e top manager finanziari) , i cartelli dei trafficanti (le grandi banche del nucleo, cresciute in Germagna sino a diventare un stato nello stato ) , i cartelli degli spacciatori ed la loro rete di "down the line dealers" (le grandi banche commerciali periferiche e le numerose banchette che le contornano) i governi, i responsabili dei controlli a tutti i livelli: pubblici e privati, nazionali ed internazionali, i partiti e le forze politiche, tutti pro-Maastricht e pro Euro (ricordo che la "costituzione europea" da noi fu votata all'unanimità ed il fiscal compact con dibattito praticamente zero).

È stato questo il business che ci ha fatto ricchi lavorando un giorno in meno. È stato questo il miracolo dell'Euro. È stata questa la fonte di accumulo di capitale finanziario che ora permette la fase due: sfruttare la mobilità incontrollata del lavoro.

Quindi, cari moralisti falliti e vigliacchi, chi di voi è senza Maastricht scagli la prima pietra.


(...ecco, non prendetevela, ma questo mi sembra un contributo più pregnante e costruttivo che venire qui a parlarmi del Maalox che avete preso ascoltando Amato: ci ricorda alcune cose che non dovremmo mai dimenticare, in particolare una, e lo fa in modo sintetico e efficace. Qualcuno che aiuta c'è. Ce ne sono molti, in effetti, altrimenti questo show non potrebbe andare avanti...)

martedì 17 ottobre 2017

Miracolo a Lisbona

(...vi farà piacere sapere che l'asfaltatore è stato asfaltato: Rockapasso, indignata: "Hai trattato male anche Alberto49!" Eja ergo advocata nostra! Gli è che lei si prende a cuore tutte le persone, tranne una. Non sto a dirvi quale. Ora, vedete, dai post precedenti - o meglio: dalle vostre discussioni - emerge che io e voi abbiamo due nozioni totalmente incompatibili di cosa sia inammissibile. A voi sembra inammissibile che Giuliano Amato faccia Giuliano Amato. Io, questo, sinceramente non lo capisco! Nessuno riesce a far tanto bene Giuliano Amato quanto Giuliano Amato: magari potrà non piacere il personaggio, ma l'interprete è ottimo, e noi, che siamo tutti di passaggio su questa terra, più che il personaggio, che non ci scegliamo, dovremmo giudicare l'interprete. Fuor di metafora: a me che una persona visibilmente, platealmente schierata col capitale appoggi il capitale - che per questo le è riconoscente - non mi scandalizza né trovo che sia censurabile. Il problema non è che il capitale trovi chi lo rappresenti. Il problema non è nemmeno che il lavoro non lo trovi. Il problema sorge quando chi ostenta di rappresentare il lavoro porta acqua al mulino del capitale. Lì il gioco diventa falsato, e a me non diverte giocare con un mazzo truccato, anche se so che vincerò comunque io. Quindi, scusatemi, ma pathos dei vostri commenti precedenti non lo capisco. Presumo, quindi, che simmetricamente non capirete perché quanto sto per raccontarvi manda invece in bestia me. Credo si chiami "appartenenza", quel cancro fottuto dal quale in sei anni non sono riuscito a liberarvi. Alla fine, Amato è "nemico", mentre le persone delle quali vi parlerò, in fondo, "amiche", e voi da questo schema non uscite, non ce la fate proprio. Dovremo abituarci a convivere coi nostri rispettivi limiti. Non sarà facile...)


In quanto intellettuale di sinistra, ci sono due cose che proprio non mi vanno giù nei miei cosiddetti simili: la prima è il loro vizietto di giudicare i libri, illustri o meno illustri, dalla copertina anziché dal contenuto; la seconda è la strabiliante leggerezza con la quale si bevono qualsiasi panzana venga defecata dagli organi di stampa "ufficiale". Sul primo vizietto scrissi un post qualche anno fa, a seguito di una delle giornate più pesanti della mia vita recente (e remota): questa. Sul secondo, che, come forse ricorderete, ho deprecato dalle auguste pagine di Micromega, vorrei intrattenervi oggi, parlandovi del miracolo a Lisbona.

Premessa
Prima di farlo, però, aggiungo una breve premessa. Una premessa personale, che, mi rendo conto, nonostante sia a mio avviso utile per inquadrare nella corretta prospettiva politica gli elementi tecnici che vi fornirò, potrà sembrare superflua a molti, e sgradevole ad alcuni, ma dalla quale non posso prescindere. Perché, vedete, domani, quando saremo liberi, e la vita normale sembrerà normale a tutti, tutti vorranno far credere di essersi sempre opposti alla perversione neoliberista nella quale stiamo vivendo, e nessuno vorrà ammettere di aver messo attivamente i bastoni fra le ruote a chi stava cercando di svegliare le coscienze sopite dalla propaganda. Sarà un generale "scurdammoce o passato", accompagnato da costruttivi inviti a volgere lo sguardo al futuro, in avanti, e a ritrovare un rinnovato senso di solidarietà.

Solidarietà un cazzo (mind my French)!

Chi è stato parte del problema non credo potrà essere parte della soluzione, e se in alcuni casi occorrerà giungere a una mediazione, in altri credo che se ne potrà tranquillamente fare a meno. Un esempio fra tutti: gli uscisti da sinistra. Qualche giorno fa, su Twitter, uno chiedeva: "ma che vuol dire uscita da sinistra?" Mi sono così reso conto che un pezzo di memoria storica del dibattito era già andata smarrita. Ma se verba volant, scripta manent. Partiamo dagli scritti, e in particolare da quanto scrivevo a p. 296 e 297 del mio libro del 2012 (dicesi duemiladodici):



Come vedete, non solo proponevo, a seguito dell'uscita, l'immediato ripristino di meccanismi di indicizzazione, ma chiarivo anche perché questa fosse la scelta più razionale proprio per disinnescare le aspettative di inflazione create dalla criminale cialtronaggine di chi straparlava e ancora straparla di inflazioni "argentine", e fornivo una serie di riferimenti alla letteratura scientifica sulla relazione (assente) fra indicizzazione e inflazione.


Oggi ce lo siamo dimenticato, ma quel testo, Il tramonto dell'euro, riaccendendo il dibattito sull'appartenenza dell'Italia all'eurozona, dette fastidio a molti, soprattutto a sinistra. Non furono i Micossi o gli Amato ad alterarsi: loro, a quell'epoca, non potevano vedere quello che io vedevo, cioè che le loro banche (certo non le mie, che non ne avevo!) sarebbero state sbriciolate, e che quindi sarebbero stati costretti ad addivenire a posizioni più critiche. Dal loro iperuranio di princisbecco non avrebbero degnato considerarmi come interlocutore: semplicemente, giocavo (come tuttora gioco) in un altro campionato (resta da vedere quale farà più raccolta pubblicitaria, ma questo è un altro discorso). Quindi gli attacchi non venivano (e, credetemi, nonostante le apparenze tuttora non vengono) da quelli che ritenevamo nostri avversari, bensì da quelli che alcuni di voi, e all'epoca anch'io, consideravano alleati. Il motivo era semplice. Il mio testo metteva in evidenza il dato che sapete e che qui ripetiamo ossessivamente: in quanto strumento per scaricare sul mercato del lavoro gli shock esterni, l'euro non poteva certo essere considerato "di sinistra". Anzi! Era uno strumento di lotta di classe al contrario (se a qualcuno non è chiaro può rinfrescarsi le idee qui), e in quanto tale non si capivano gli accorati appelli da sinistra a modificare l'Europa per salvarlo! Con quegli appelli ci si voleva salvare la coscienza, ma la battaglia da combattere era un'altra, e il mio libro aveva il grave torto di dimostrarlo more geometrico, mettendo i sedicenti "buoni" di fronte alla propria ipocrisia.

Ora, voi potrete capire il mio sbigottimento, la mia delusione, dopo aver scritto nel 2012 (dicesi duemiladodici) le parole che vi ho riportato sopra, nel leggere il tredici gennaio duemilaquattordici (2014) una roba del genere, dove non solo si rivendicava come idea originale quella che di fatto era una mia proposta (come vi ho documentato), ma in più mi si dava del "gattopardo" (rigorosamente senza far nomi, anche per evitare che l'originalità della proposta potesse essere messa nella corretta prospettiva)! Un attacco sleale, ingiustificato perché privo di qualsiasi base documentale (come vi ho mostrato), e a tradimento perché proveniente da quelli che speravo potessero aiutarmi, da quelli che non potevano non sapere (e lo avevano anche larvatamente dimostrato), e soprattutto da quelli che se si fossero espressi avrebbero consentito alla critica all'Europa di prendere a sinistra quel piede che ha preso a destra, cioè (con tutto il rispetto) dalla parte sbagliata (perché la Storia ci dimostrerà che una battaglia a difesa del lavoro deve essere combattuta da chi difende il lavoro). Bè, insomma, potrete capire che questi atteggiamenti suscitassero in me un lieve disappunto (quel lieve disappunto che vedete esternato nel video citato sopra, girato il 18 gennaio 2014 - cioè cinque giorni dopo questa scoperta dell'acqua calda di sinistra).

Questo sì che mi mandò in bestia: certo non i sorrisetti dalle Vero, poverina, che alla mia domanda sul perché Monti abbia fatto salire il debito non sapeva rispondere altro che le scemenze infantili su "autteità bbona" e "autteità attiva" (una persona che su Scholar compare tre volte, di cui due nei ringraziamenti per la sua research assistance... Ma l'avrà mai passata una peer review? Qualcuno sa dirmelo?). Mi mandò in bestia, e mi ci ammalai (ma lì l'errore fu mio) il fatto che gli estensori di cotanti appelli a difesa dello status quo spendessero tante energie non per aiutarmi, ma per banalizzare il mio messaggio, dandomi, contro ogni possibile evidenza (ma sapendo di poter contare sul fatto che a sinistra si leggono le copertine e non i libri), del fascioleghista che faceva il gioco del capitale (per fortuna a Radio Onda Rossa non se ne sono accorti), che  proponeva una strategia di uscita tale da penalizzare senza scampo le classi lavoratrici, perché la svalutazione che io proponevo come una panacea (?) avrebbe eroso la quota salari, aumentando la disuguaglianza e il disagio degli umili. Se proprio di uscita si doveva parlare, era a loro, ai Licurghi e Soloni col marchio Sinistra DOP (Denominazione di Origine Piddina), che bisognava rivolgersi, perché loro sì che sapevano come fare: bisognava proteggere i salari dall'inflazione con una nuova scala mobile!

Idea che, come vi ho appena mostrato, a me proprio non era venuta, due anni prima che a loro.

O no?

E poi, dopo tutto questo, io dovrei incazzarmi per Benny Della Vedova, con uno che non ha idea di quali siano i tassi di crescita dell'export italiano prima e dopo l'adozione dell'euro!? Per carità, con Benny ci possiamo, anzi: ci dobbiamo fare una risata, e ce la faremo. La sua sesquipedale ignoranza dei fatti stilizzati più rilevanti nell'economia del paese che contribuisce a governare, il suo adamantino permeismo, la sua totale impermeabilità a qualsiasi ragionamento poggiato su basi scientifiche forse meritano un commento (o forse no, visto che sono così platealmente evidenti). Ma non c'è alcun motivo di volergli male: Benny danni non ne fa se non a se stesso, quando parla (visto che ci tenete, lo metterò nero su bianco). C'è chi ha fatto molto più danno, scippando alla sinistra una battaglia che era in primo luogo sua, e bloccando una riflessione trasversale sulle criticità dell'Eurozona in nome di una becera reductio ad Salvinum. I miei ultimi interlocutori, che tanto vi hanno indignato, avranno certo i loro limiti analitici, ma non sono mai arrivati con me a un simile livello di slealtà. Magari non ci sono arrivati perché non hanno ritenuto di doverlo fare: non fa nulla! Quando lo riterranno sarà troppo tardi: non potranno più far danni. Altri sono intervenuti volendo fare danno, e ci sono riusciti. Se le politiche di destra nel lungo periodo avvantaggiano solo la destra, è anche perché gli intellettuali di sinistra sono sempre lì, pronti a dare una mano. Quelli di sinistra, capite? Questo mi manda, e dovrebbe mandare voi, in bestia, anche e soprattutto se siete di destra. Certo non Della Vedova che tira l'acqua al suo mulino, ma chi, per narcisismo, per tutelare la propria fottuta quota di mercato, ha reso impossibile un dibattito, ha ucciso la democrazia, usando argomenti falsi e sleali.

Ma voi, se vi fa piacere, continuate pure a prendervela con Micossi...

(...non commento nemmeno la minchiata dei fire sales, cioè l'idea che l'"euro forte" ci avrebbe difeso dall'acquisizione delle nostre imprese da parte di capitalisti esteri. Abbiamo visto quanto questo ragionamento si sia rivelato fallace in pratica, e lo era perché si basava su una teoria a sua volta fallace: ma non ci perdo tempo, questo lo sapete...)

Ora voi direte: ma questo con Lisbona che c'entra?

E ora ve lo spiego.

Compagni (?) che non (?) sbagliano
Da qualche mese circola sui media "mainstream" una simpatica fiaba a lieto fine: quella del Portogallo che, citando un componente del comitato scientifico di a/simmetrie:

"fa scuola: governo di sinistra che rilancia la crescita da dentro l'eurozona... E' la prova che le politiche di stimolo alla domanda "a saldo zero (o costante)" (redistributive) funzionano, magari dopo un'abbondante 'svalutazione interna'?"

(...questo tanto per dirvi che nel comitato idee ne scambiamo, e anche che non sempre siamo d'accordo...)

Insomma, pare proprio che a Lisbona governino dei bravi compagni, che sono riusciti a fare un vero miracolo: far ripartire la crescita "da sinistra" (cioè, prendendo come criterio quello degli uscisti da sinistra DOP, tutelando la quota salari), pur restando dentro la zona euro. Un'operazione che sul piano economico equivale alla dimostrazione dell'ultima congettura di Fermat su quello matematico: la mente vacilla, e così come io, digiuno di curve ellittiche, mi accontento di credere a Fermat, del quale mi sento, in fondo, un contemporaneo (ascoltiamo la stessa musica), a fronte della storiella del governo di "quelli buoni" che riescono a fare il bene dei lavoratori dentro l'euro mi potrei anche trincerare dietro un comodo credo quia absurdum, nel timore di affrontare una sfida che, oltre ad essere superiore alle mie capacità intellettuali, mi esponesse nella mia gattopardesca ipocrisia di fascistello che la fa facile per fottere i lavoratori (come disse senza dirlo quello che lancia il sasso e nasconde la mano).

Scoprire che dentro l'euro un governo riesce a tutelare la quota salari sarebbe in effetti la prova provata, la smoking gun che paleserebbe il mio callido intento di guidare i lavoratori fuori dall'euro per attirarli in una imboscata, in una trappola dalla quale uscirebbero con il salario decurtato da un'inflazione galoppante. Sarebbe dimostrare che ho torto nell'affermare che dentro l'euro non ci sono gradi di libertà per rilanciare l'economia tutelando i diritti dei lavoratori.

Eh, avere torto, si sa, è una bevanda amara per tutti (anche se io è da un po' che non la assaggio...).

Tuttavia... tuttavia... c'era qualcosa che non mi tornava...

Sarò malizioso, ma... se fosse stato veramente vero, verissimamente verissimo, che i "bravi compagni de sinistra" di Lisbona erano riusciti a far ripartire l'economia "da sinistra", cioè, ripeto, senza sacrificare la quota salari, come mai tutti, ma dico tutti, e ribadisco tutti i giornali del capitale ne avrebbero tessuto le lodi? Insomma, ce lo siamo detti mille volte, e non è una cosa così difficile da capire: i media costano, e chi li paga non vuole certo usarli contro i proprio interessi! Ora, aumentare la quota dei salari vuol dire diminuire quella dei profitti. Siamo proprio sicuri che giornali come Il Post, o La Stampa, o Il Sole 24 Ore, farebbero l'elogio di un governo che avrebbe "sfidato la Germania sull'austerità" per rilanciare la crescita nell'interesse di lavoratori, cioè diminuendo la quota dei profitti?

Sicuri sicuri?

Sicuri sicuri sicuri?

Sicuri sicuri sicuri sicuri?

Io sono pressoché sicuro del contrario: se i giornali del capitale elogiano un governo "socialista", è perché questo governo ha venduto i lavoratori. Solo idioti accecati dalla logica dell'appartenenza (io sò dde sinistra, quello è dde sinistra, quindi è bravo) possono prendere per buone, senza verificarle, certe favolette morali. Eppure verificarle è cosa immediata. Basta andare a vedere i dati, come abbiamo fatto tante volte, ad esempio per la Lettonia, poi per Irlanda e Ungheria, e infine per la Spagna.

In Portogallo le cose si presentano, in effetti, in modo del tutto diverso, cioè così:


Visto?

Mentre in Lettonia, Irlanda, Spagna, la quota salari è diminuita, in Portogallo invece, siccome ci sono quelli bravi, che fanno le cose da sinistra, la quota salari è diminuita!

"Volevi dire aumentata?"

Eh... sì, io avrei voluto dire aumentata, però io non sono del tutto di sinistra: lo sono fino a quando non urto contro i dati, e secondo me 44.2 è minore di 46.2. Quindi in Portogallo la quota salari è diminuita di un paio di punti in seguito alla crisi. L'avere un governo di sinistra a nulla è servito: o meglio, è servito a ciò a cui servono i governi socialdemocratici: a far stare cheti i lavoratori, mentre si infligge loro lo stesso trattamento che negli altri paesi... e questo non (solo) per cattiveria, ma (soprattutto) perché dentro una unione monetaria non ce n'è un altro disponibile (i dati sono qui).

Ma la famosa sfida all'austerità? Chissà che prodigalità avrà dimostrato il governo portoghese, che politica di bilancio aggressiva, che interventi di spesa a sostegno dei redditi (come sembra di cogliere nel resoconto del Sole o della Stampa - ma non li ho letti con attenzione, sapendo che non la meritano, quindi potrei sbagliare)!

E va bene, andiamo a vedere:

Per confronto ho riportato i dati italiani: si vede benissimo come il governo dei compagni socialisti in Portogallo dal 2015 con grande coraggio aumenta... "la spesa pubblica sociale!" (direte voi): no, il surplus di bilancio! "Ma... Ma... Ma... Ma almeno lo avrà fatto tassando i brutti ricchi cattivi!"

(...lo so, lo so, sono cattivo...)

E vediamo anche questo, tanto è gratis:

...ma... ops! Da quando arrivano i compagni bravi, in effetti, lo scarto fra entrate e uscite si riduce, solo che... entrambe diminuiscono, ma le uscite, la spesa, molto più delle entrate!

E a questo punto, se sapeste cosa vogliono dire, ripetereste le parole di Tamino! In effetti, un po' di Heuchelei è nell'aria... O, magari, quelle di Verlaine: quoi? Nulle trahison?


Ecco, queste forse sono un po' fuori luogo, perché di trahison in effetti ce n'è molta: e pure di austerité...

Come!?

Una politica di bilancio fatta diminuendo la spesa e anche le imposte (ma non a saldi invariati, anzi, con un aumento del surplus primario), e, quindi, una diminuzione della quota salari... e questo sarebbe un miracolo di sinistra!?

Eh, ma aspettate, perché il meglio deve ancora venire! Vogliamo parlare dell'incidenza del precariato, misurata come percentuale di contratti a termine sul totale? Aumentata:


(in parallelo con Italia e Spagna, e partendo da valori superiori a quelli italiani - alla faccia del miracolo).

Vogliamo parlare della popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale? Aumentata:


(come in Italia, meno che in Spagna).

E la disoccupazione? E daccela 'na soddisfazzzione, dai!

Sì, ve la do: la disoccupazione in Portogallo è a due cifre:


...e su livelli quasi italiani!

Ma... ma... ma... direte voi: però almeno è diminuita in fretta: nel 2012 era quasi al 16% e ora all'11.2%, ha perso quasi cinque punti, mentre da noi è aumentata...

Sì, naturalmente, cari, però vi dimenticate sempre un dettaglio, quello sgradevole dettaglio "de sinistra". Guardate un po' le quote salari di Italia e Portogallo:


E quindi?

E quindi il grande miracolo portoghese "de sinistra", come era facilmente prevedibile a chi del senso suo fosse signore, è consistito nell'assumere un po' più di persone pagandole un po' di meno. Voi mi direte che non è un miracolo, e non è di sinistra. Certo. Aggiungo però che questa è l'unica soluzione possibile nel meraviglioso mondo dell'euro: non potete pensare di fare politiche "di sinistra" in un mondo di destra, di fare politiche keynesiane con istituzioni liberiste, di sostenere i redditi dei lavoratori dove questo significa automaticamente deprimere la competitività del paese.

Più andiamo avanti, insomma, e più ci rendiamo conto di come il ruolo dei politici di sinistra sia, ovunque nei paesi avanzati, quello di rendere politicamente accettabili dai ceti subalterni politiche che li danneggiano, e il ruolo degli intellettuali di sinistra sia di sparare fumogeni (fire sales, uscita da sinistra, ecc.) al solo e unico scopo di nascondere questa amara verità. Eppure, avete visto come è facile smascherare simili favolette? Basta ripartire dalle basi: basta capire che un capitalista non finanzierà mai un giornale per fargli raccontare una cosa che vada contro i suoi interessi. E l'interesse del capitalista è quello di tenere alta la quota dei... dei p... dei pr... dei pro... dei prof... dei profi...

Dai! Ancora non avete capito!?

Non sarete mica lettori del Manifesto?

Concludendo
L'argomento rozzo secondo cui la sound money, sound finance che tanto piaceva ai monetaristi sarebbe un presidio delle classi lavoratrici mostra una volta di più la corda. Dovremo pensare che chi continua a portarlo avanti, più che i lavoratori, vuole difendere la sound money, e comunque, indipendentemente dalle sue intenzionalità, nei fatti la difende. Anche perché se andiamo a vedere cosa succederebbe alla quota salari in caso di dissoluzione dell'euro, i risultati che troviamo finora su rivista peer reviewed ci dicono che nei primi due anni, in effetti, questa fletterebbe di 0.7 punti, ma poi ricomincerebbe a crescere, e su un orizzonte di cinque anni si troverebbe 2.3 punti al di sopra (non al di sotto) dello scenario di base (quello senza uscita; hint: come vi ho mostrato qui, la quota salari è data dal rapporto fra salari reali e produttività del lavoro, per cui per capire come evolve la quota salari potete considerare la differenza fra il tasso di crescita dei salari reali e quello della produttività del lavoro. Se prendete i numeri della Table 2 e fate lo scarto cumulato, ottenete il numero che vi ho fornito).

Non è così strano, no? Se sappiamo, perché lo sappiamo, che il vincolo esterno, insomma: l'euro, è servito a piegare i lavoratori (non vi rifaccio tutta la litania degli autori che ce lo hanno detto, da Dornbusch a Featherstone), perché mai dovremmo trovare strano che uscirne non danneggi il lavoro?


D'altra parte, che il potere per difendersi ricorra a strategie "sofisticate" comincia a essere ormai evidenziato anche a sinistra: avete letto l'articolo di Counterpunch sugli antifa? Sinceramente, resisto con difficoltà alla tentazione di ravvisare molti isomorfismi fra movimento antifa e uscisti da sinistra. Isomorfi negli strumenti (demonizzare l'avversario, impedire il dibattito), e nei risultati (fare il lavoro sporco per il capitale).

E poi io dovrei prendermela con Amato!?

Secondo voi, io, o anche voi, siamo stati danneggiati di più da chi come Amato era nostro avversario politico, o da chi, dicendo di essere nostro alleato, ci ha attivamente impedito di organizzare una resistenza? Il nostro avversario cosa doveva fare, se non nuocerci? Era nella sua natura. Ma chi ha impedito ai nostri potenziali alleati di unirsi a noi, ecco: quello sì che ci ha danneggiato...

Ora capite un po' meglio perché ho trovato fuori luogo la vostra vis polemica? E capite perché non ho nessuna difficoltà a confrontarmi con un Amato, con un Tremonti, laddove essi benignamente accettino il confronto, mentre ne ho molte, moltissime, enormi, insormontabili, nel confrontarmi con un Fassina, o con un uscista da sinistra?

Magari sbaglierò...

Spiegarsi era obbligatorio (lo dovevo, più che a voi, all'advocata vestra).

Capire no.

Anche questa è un'asimmetria. Ma, se volete un consiglio, in questo caso uno sforzo fatelo: è nel vostro interesse...


(...io in teoria avrei un ottimo carattere. Però quando qualcuno è lievemente scorretto con me tendo a non dimenticarmene. So che è un errore. D'altra parte ho anche tante virtù. Anzi: una sola: i giornali del capitale li leggo rigorosamente al contrario. Me l'ha insegnato la mi mamma, che tutto sommato, nonostante credesse che Napolitano fosse "tanto una brava persona", un pochino di sinistra, a modo suo, lo era. Fate così anche voi, o magari fate meglio: non leggeteli. Viceversa, se dei libri, oltre alla copertina, leggerete il contenuto, magari imparerete qualcosa: dopo di che, da veri intellettuali di sinistra, potrete rivendervi alla prima bancarella...)

Chiuso per Napoli

(...e anche per eccesso di ribasso dei commenti! Mamma mia, che tristezza! Ma cosa vi aspettate che possano dire oggi un Amato o un Micossi? Ma perché continuate a parlarne quasi una settimana dopo? Che informazione aggiunge? Su scale completamente diverse non solo di erudizione economica e di rilevanza per la storia politica del nostro paesi, ma anche e soprattutto di civiltà, e di lettura degli interessi particolari che li animano, i loro percorsi sono comunque preordinati. Subiscono anche loro la loro personale ananke, e non vedo motivi né per stupirsi della loro path dependency, né per dare in escandescenze, né per non rispettarla. Mi fate tanto i crociati, i neolepantiani, e poi sembrate perdere di vista con una inquietante insistenza il fatto che il tribunale è altrove! Sinceramente, io di follower tutti Lepanto e distintivo ne farei anche a meno. Tuttavia, i follower, come i figli, non si scelgono. Si può provare a educarli, ma spesso la cosa più saggia da fare è aspettare che scopino, che poi per l'umore - e in generale per la Weltanschauung - è una mano santa. Provateci, se vi ricordate come si fa, e tornerete qui più sereni. Io per i prossimi tre giorni, sostituisco questa attività con un'altra...)


Nel vano tentativo di farvi capire quanto poco possa fregarmene dei sorrisetti della Vero (ma tanto non lo capirete, perché non capirete quanto sto per dirvi), mi limito a segnalarvi che fra tre giorni a Napoli accompagnerò in questa aria questa cantante, e in questa aria un vecchio amico. Voi non ci sarete, perché il concerto è privato, come era privato il concerto di due anni fa alla galleria Pamphili, del quale è il seguito. Sì, perché la Haendel Society ci ha richiamato, e ci ha chiesto di eseguire a Napoli per i soci una cantata che Haendel aveva scritto a Napoli, qualche anno fa.

Ma voi di questa roba cosa potete saperne?

Voi che considerate certa gente interlocutori ammissibili, gente che l'Europa non sa cosa sia, perché non la pratica, come potete a vostra volta intuire cosa l'Europa sia, e capire quanto poco possa interessare il resto a chi ha la ventura di praticarla?


(...forse ho una sera libera. Se c'è un lettore non colloso, non piagnucoloso, non fradicio di astio verso il mondo, non ex ortottero-donaldiano-auritiiiiiiiano, non forcaiolo, non bilioso, diciamo: se c'è una persona normale che vuole mangiarsi una pizza, mi scriva e magari vediamo di fare due chiacchiere in tranquillità. Astenersi monomaniaci e noiosi. Ce ne sarà, a Napoli, uno così? O no?... Vabbè, per sicurezza telefono a Gennaro, che è meglio...)

No!

No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! 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No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No! No!




(...scusate, volevo annotare da qualche parte, in un posto dove potessi trovarla con facilità, la risposta che darò al prossimo soggetto che mi invita. Considerato quello che si può ottenere in consessi di livello eccelso - vedi la discussione in calce al post precedente - ho deciso, dopo una lunga e articolata analisi, di adottare la raffinata strategia che qui annoto a futura memoria. Si viaggia per apprendere, quindi, per non apprendere, non si viaggia. Per non dimenticarmene, ho anche deciso di ripeterla un po' a me stesso, e anche a voi: la ripetizione è la madre dell'apprendimento, e io devo imparare a dire di no. Forse posso farcela, anche a quasi 55 anni. Quello che certamente non posso fare è perdere minuti preziosi del mio tempo e sciuparmi la salute perché la gente non lavora come lavoro io. Devo mangiare poco e bene, ai miei orari, devo provare a dormire, devo fare il mio sport. La guerra è di logoramento, e io non mi voglio logorare. Si logorino gli altri! Vogliono er dibbattito? Si prendano un dilettante scappato di casa, ce ne sono tanti! Io ho il dovere di stare qui, al mio tavolo, a lavorare. Il mondo è bello perché è vario, e la varietà del mondo è quella cosa che ti porta ad apprezzare la monotonia di casa tua. Dettaglio per chi si fosse messo in contatto in questo momento: abito a Roma, non a Ólafsfjörður (posto per altri versi ameno). Pensate quanto me ne fotte a me di andar girando per il globo...)